Maglia di Ferro

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Maglia di Ferro

Messaggioda Rob » mar feb 15, 2011 10:28 am

Ecco il documento di Ligato riguardo la costruzione di cotte di maglia ad anelli ;) software OCR docet 8)

Come si è accennato nel I capitolo, all'epoca delle Crociate, si introdusse in Europa l'uso e la fabbricazione delle maglie di ferro.

I sistemi fondamentali per la costruzione erano due: maglie di anelli giuntati fatti con filo di ferro tondo o romboidale ; maglie ad anelli alterni giuntati e piatti.

L'anello piatto era ricavato da una lamina di ferro dove un punzone tagliava delle rondelline bucate al centro.

La lavorazione ad anelli di un sol pezzo era usato per maglie di poco prezzo ; infatti il lavoro di giuntura fra l'anello in un sol pezzo e gli anelli spinati, (detti a « grano d'orzo ») riduceva della metà il lavoro della maglia normale costruita con anelli spinati e ribattuti. Tuttavia serviva magnificamente contro pugnali e squarciagiachi; del resto questo sistema era intermedio alla lorica a scaglie e al corsaletto snodato.

L'operaio costruttore di maglie sedeva al suo banco di lavoro, avendo a sua disposizione un piccolo mantice, mosso da una traversa a pedale, il mantice soffiava sopra una lampada alimentata da grasso animale (normalmente sego); il getto era abbastanza potente e regolabile per farne a volontà una fiamma ossidante o riducente. L'operaio sul banco, dove posava la lampada e il beccuccio della aria soffiata dal mantice, aveva a disposizione un piccolo incudine e un martellino.

Inoltre, a lato del banco di lavoro, aveva a portata di mano, il « medro o misura prefabbricata, che costituiva il modello su cui veniva adatta la maglia commissionata.
Innanzi tutto si costruiva il filo che doveva formare il grano di maglia, che come abbiamo già detto, poteva essere tondo o romboidale; quello tondo era trafilato, quello romboidale veniva passato, dopo la trafila, attraverso due rotelline contrastanti che comprimevano il filo facendogli assumere la forma romboidale.

A questo punto l'operaio preparava gli anelli: avvolgendo il filo, a spirale molto ravvicinata sopra una bacchettona arrotondata di ferro, secondo la misura del diametro del grano della maglia. Quindi tagliava diverse spire ottenendo tanti cerchietti, dopo di che pas sava all'operazione di giuntura degli stessi.

Per prima cosa batteva le due estremità staccate del cerchietto sopra l'incudine per appiattirle. Sovrapposte le due estremità appiattite, mediante una piccola punta le forava contemporaneamente.
Quindi si iniziava la vera e propria composizione della maglia, che veniva imbastita, come un vestito, prima di spinare ogni anello. Si poteva di conseguenza aggiungere o togliere anelli con facilità, per adattare al manichino o « medro » la forma voluta.

Quando la maglia era perfettamente a posto ed imbastita, incominciava il lavoro di ribattitura delle spinette, che veniva effettualo mediante il martello e l'incudine.
Con l'ausilio della fiamma si rendeva tutto incandescente, e con appropriati colpi di martello si saldava perfettamente come una normale bollitura. E così come il vecchio proverbio, «a grano a grano si fa la maglia».

Non tutte le maglie erano di ferro dolce, quelle di maggior pregio erano anche di filo acciaioso. La confezione delle maglie, che ovviamente richiedeva molta pazienza e precisione, era svolta principalmente in casa, e molto spesso vi accudivano anche le donne. Infatti nei paesi della Brianza dove vi erano molti fabbri armaioli, era diffuso il lavoro femminile di confezione delle maglie, in special modo, durante le guerre.
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